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Stadtschaft
Da Berlino il blog bicefalo che non parla tedesco ovvero due campagnoli veneti nella grande città.

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domenica, agosto 02, 2009
 

Ieri ho voluto raccogliere un paio di amici lungo il Landwehrkanal per salutarli prima della nostra partenza. Abbiamo mangiato zaletti di mia produzione e otto diverse fette di torta della pasticceria di Pannierstraße, bevuto coca-cola, succo d’arancia e caffè e chiacchierato per un paio d’ore sotto il sole. Seduti con noi sulla panchina circolare vicino al campo da bocce due chitarristi che hanno suonato tutto il tempo. Poche zanzare, per fortuna. Giusto un’innocua cavalletta che si è appoggiata su un polpaccio di Anna e vi ha trovato la morte, povera.

La sera abbiamo fatto l’ultimo bucato prima della partenza e finito di guardare The Story of India di Michael Wood. [GP, ricordati che te lo passiamo!]. Tra la penultima e l’ultima puntata siamo andati ad annaffiare le piante di un amico e, tornando a casa, abbiamo mangiato l’ultimo kebab.

Mentre fumavo quella che voleva essere l’ultima sigaretta della giornata sentivo un gran vociare che da dietro la palestra della scuola attraverso il cortile e la finestra aperta ci entrava in cucina. Sembrava un sacco di gente. Un assembramento di rivoltosi più che una festa. Ho deciso di uscire a vedere di cosa si trattasse.

Era una festa. Organizzata dai vicini illustri di cui parlavamo tempo fa nel loro fichissimo studio, che da sempre avrei voluto visitare. Lupo già ci era stato quand’era ancora un pumpwerk abbandonato, prima che gli artisti lo ristrutturassero e convertissero in ateiler. Mi sono fatto raggiungere da Lupo e, visto che il cancello era aperto e nessuno ti chiedeva niente, siamo entrati. In giardino si parlava bevendo alcolici. Nell'immenso stanzone al piano terra c'era chi giocava a ping-pong tra opere d'arte imballate e non. Tra cui un bellissimo letto a castello con il letto superiore capovolto a guardare negli occhi il letto inferiore. Probabilmente una delle loro powerless structures.

Siamo saliti fino all’attico, dove tutti gli invitati un po’ alla volta si stavano trasferendo. Lupo ha ordinato un gin lemon, io un lemon e basta. Nell’attico c’erano pochi, selezionatissimi mobili. Il soffitto e i pilastri di acciaio dipinti di bianco. Il pavimento e un caminetto neri. Il fuoco scoppiettava. Un enorme lucernario era aperto su una notte stellata. Molto romantico, nonostante la folla festeggiante rendesse la situazione tutt’altro che intima. Quando la musica si è interrotta e un poliziotto, circondato da invitati interdetti, ha urlato: “Signore e signori. La festa finisce qui. Buona notte”, io e Lupo abbiamo pensato: “In effetti il rischio che qualche vicino chiamasse la polizia... ”. Poi però il DJ ha ripreso a suonare, a volume ancora più alto. La folla ha esultato e il cerchio attorno al poliziotto si è ingrossato. Rivolta? Io e Lupo ci siamo avvicinati al centro dell’azione per vedere che succedeva. Il poliziotto stava ballando di fronte a uno dei due padroni di casa, seduto divertito sulla sua poltrona in pelle, e un po’ alla volta si è spogliato della sua divisa, nonché del perizoma giallo.

Quando siamo scesi al piano terra una signora corpulenta (che più tardi avremmo scoperto essere una curatrice) era sdraiata sul letto inferiore della suddetta powerless structure. I curatori possono. Usare un letto concettuale come letto.

Oggi abbiamo lavorato in giardino, riempiendo sei sacchi di foglie secche, rami e sterpaglie. A un certo punto si è affacciato il figlio dei croati e mi ha chiesto: “Se trova delle lumache, può buttarle nel nostro giardino?”.

“Volentieri. Ne trovo spesso. Oggi nessuna per la verità: è troppo secco…”.

“No, perché cerchiamo di allevarle qui nel nostro giardino… ai miei genitori piacciono, così non devono andare a raccoglierle nei boschi”.

Quindi anche i croati mangiano escargot.

Più tardi sono stato mezz’ora al telefono con Anna, che mi verrà a trovare in Italia [uomo avvisato] e voleva dei chiarimenti circa la pericolosità delle nostre metropoli. Oggi vorrei anche dare una pulita al bagno e ai pavimenti. Poi dobbiamo tagliarci i capelli, riempire di file chiavetta e hard disc esterno e, infine, preparare le valige.

Liebe Leserinnen, Leser und Transleser*, ci si risente a fine agosto. O forse prima, live from the Big Pear©. Vedremo.

Ale


postato da t.lupo | 14:49 | commenti (10)