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Stadtschaft
Da Berlino il blog bicefalo che non parla tedesco ovvero due campagnoli veneti nella grande città.

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venerdì, giugno 26, 2009
 

Happy birthday, Anna!


Entro in pasticceria con la mia brava chiavetta USB appesa al collo. Saluto e dico: “Allora, sono venuto a ordinare la torta con foto”. Sono nervoso perché so di che foto si tratta e so che il pasticcere è mussulmano. “Mi serve per domani”.

“Non c’è problema. A che ora?”.

“Non so, prima di mezzogiorno?”.

“Va bene, segno dalle 11:00 in poi. Quindi che formato ha scelto?”.

“Il cuore. La versione piccola da 20 €”.

Squilla il telefono. Il pasticcere mi chiede di scusarlo un attimo. Mentre lui conversa in arabo al telefono io mi guardo attorno. Due pasticceri escono dal laboratorio, scherzano e ridono. Uno dei due si pulisce le mani sul grembiule e si prende un baklawa da un vassoio esposto in vetrina. Alle pareti foto di matrimoni, feste aziendali e compleanni. Sugli scaffali confezioni di pasticcini da asporto, torte finte e placche di metallo con decorazioni calligrafiche islamiche. Su una mensola il modellino in plastica di una moschea che stanno costruendo a Kreuzberg: sul tetto, tra i minareti, una fessura dove infilare monete per finanziare la costruzione. Sudo.

Il pasticcere capo conclude la sua telefonata e torna a occuparsi di me:

“Allora, si diceva: un cuore da 20 €”.

“Esatto”.

“Gusto neutro? Sarebbe a dire vaniglia”.

“Perfetto”.

“Ragazzo o ragazza?”.

“Ragazza”.

“Quindi decorazioni bianche e rosa”.

“Benissimo”.

“Dobbiamo scrivere qualcosa?”.

“Mah, direi: Happy birthday”.

“Come si chiama la ragazza?”.

“Anna”.

“A, enne…”.

“Enne, a”.

“Bene. La foto?”.

“Sì, appunto… eh, ce l’ho qui nella chiavetta”.

“Ah, okay. Un attimo. Mi dia pure”.

Prende lo strumento e lo passa al collega che ride e mangia baklawa. Mi guardo le scarpe. Penso che sono uscito di casa senza allacciarmele. E che non mi sono fatto la doccia.

Il pasticcere che ride infila la chiavetta nel PC, sudo. Sullo schermo dietro il bancone appare la foto: Anna in costume da bagno, Lupo a petto nudo, la mia testa che spunta dall’angolo inferiore sinistro della foto appoggiata sul petto di Lupo. Era l’estate scorsa. Sulla riva dello Schlachtensee. Siamo sdraiati sulla coperta di lana, fantasia scozzese, di mia nonna e su un copriletto nero di Anna. Dietro Anna si intravede una scarpa da ginnastica con un calzino infilato dentro. Attorno a noi sabbia grigia. Era l’unica foto disponibile dove fossimo tutti e tre assieme.

Il pasticcere che rideva non fa una piega. Il pasticcere capo si avvicina allo schermo, guarda e non dice niente.

“Allora cosa scriviamo?”, mi chiede il pasticcere che rideva.

“Happy birthday”, rispondo.

“Anna”, aggiunge il pasticcere capo. “A, enne, enne, a”.

 

Ale

postato da t.lupo | 16:44 | commenti (5)


martedì, giugno 23, 2009
 
Meglio Donnie Darko o Rushmore? Io dico Rushmore.

Ale
postato da t.lupo | 18:27 | commenti (1)


mercoledì, giugno 17, 2009
 

I frammenti della celebre danse macabre conservati al Museo storico di Basilea mi hanno un po’ deluso. Mi aspettavo di vedere almeno un paio di coppie: la morte e l’abate, la morte e la regina... Ho invece scoperto che si è salvata solo una manciata di volti insignificanti di partner della Nera Signora. In compenso mi sono piaciuti gli arazzi cinquecenteschi, le sculture di legno dipinto e la sezione dedicata alle gilde cittadine.

Il Cristo nella tomba di Holbein di cui parla Dostoevskij è effettivamente un gran bel pezzo di carne morta. Per il resto la collezione del Kunstmuseum mi è sembrata mediocre nel complesso. Molto meglio la nostra Gemäldegalerie. Il municipio invece è una delizia (foto 46-51): se fossi un miliardario americano me lo farei ricostruire tale e quale in Florida. E in sala da pranzo metterei un paio di sculture sottratte dal Museo Tinguely.

Mi mancheranno molto le tartine e i millefoglie di Migros, i Crunchy biscuit Ovomaltine, gli scaffali della Coop colmi di cose mai viste e i rösti di Hasenburg e della Fischerstube. Per non parlare della casa sul Reno della zia di N. W., dei canottieri dopolavoro e di quelli che nel Reno la sera si fanno una nuotatina, usufruendo poi delle docce pubbliche allineate sulla sponda di Kleinbasel. E mi mancherà il ricco sottobosco svizzero. Mi dispiace per il nostro amato Brandeburgo, ma da esperto botanico quale sono mi sembra che la Svizzera abbia una varietà di alberi, arbusti ed erbette Ricola che i prussiani con il loro terreno sabbioso si sognano.

L’ultimo giorno ci siamo alzati, abbiamo fatto colazione e chiacchierato con uno dei nostri ospiti, abbiamo raccolto i nostri quattro stracci, salutato l’ospite e, zaino in spalla, abbiamo preso un tram che ci ha portati in campagna, tra boschi, campi e vigneti. Camminando tra Aesch e Laufen abbiamo visto un cerbiatto. Stava lì fermo a guardarci. Noi ci avvicinavamo per fotografarlo (Lupo) e riprenderlo col cellulare (Ale) e lui immobile ci fissava. Poco dopo Blauen abbiamo visto un cartello piantato tra il sentiero e un campo di un qualche cereale che invitava gli agricoltori della zona a mettersi in contatto con un certo signor H. per discutere di come salvare i cerbiatti dalla morte per mietitrebbiatrice.

Ma non voglio chiudere il racconto con questa immagine crudele del bambi che non sa che dovrebbe scappare e finisce dilaniato! Devo farmi venire in mente qualcos’altro… le fragole di bosco e le ciliege raccolte durante la nostra scampagnata, quel marcantonio del nostro ospite, La Morte e la fanciulla di Hans Baldung Grien al Kunstmuseum, il bar in cima alla torre dell’ex birreria che ospita Liste, il video di Natalie Djurberg visto ad Art Unlimited, la scena di me che a casa della zia di N. W. vengo spedito da quella scriteriata di R. in cima alla scala a chiocciola per “vedere assolutamente il panorama dalla mansarda” (“ma sei sicuro? salgo, così?”, “tranquillo, vai vai”) e finisco in camera di N. W., che ancora non conoscevo e se ne stava sdraiato bel bello in camera sua (la mansarda) a leggere. Che poi un’ora prima, fuori dalla Kunsthalle, cellulare alla mano, R. mi aveva chiesto cognome e professione per annunciare telefonicamente a N. W. che ci sarei stato anch’io a cena. Ma come? Prima mi presenti ufficialmente dichiarando che “ci sarebbe anche Ale ***, addetto stampa di *** e pranoterapeuta freelance” e poi arrivati da questo N. W. mi scaraventi in camera sua che a momenti inciampo e mi spalmo sul suo scendiletto mentre lui se ne sta tranquillo a leggersi Hölderlin o a farsi un gran raspone dopo una lunga giornata in fiera?


Ale


postato da t.lupo | 12:19 | commenti (2)


martedì, giugno 09, 2009
 
Due cinquaioli a Basilea. Pantaloni e camicia da fiera, biglietti da visita freschi di stampa e cartina Falk in tasca. Ci si rivede domenica.

Ale
postato da t.lupo | 08:41 | commenti (1)


lunedì, giugno 08, 2009
 
In sala d'attesa dall'ortopedico.
Entra la signora con le caviglie gonfie che già avevo visto durante la mia prima visita. Dev'essere un'habitué. E non è certo l'unica: qui è un continuo viavai di nonnine che si presentano senza appuntamento per farsi fare un massaggio o un'iniezione. La segretaria le saluta tutte come se le vedesse un giorno sì e un giorno no.
La signora procede lenta, si aiuta con due stampelle. Ha una bella faccia sorridente, da maestra buona in pensione:
"Buongiorno. Eccomi qua".
"Signora F., buongiorno".
"Ho bisogno di un'altra puntura, se al dottore non dispiace".
"Ma certo, prenda posto".
"Con calma, adesso pian piano arrivo", dice trascinandosi con fatica verso la stanza delle iniezioni e dei massaggi per nonnine.
"Con tutta la calma che vuole. Non si preoccupi. Il dottore arriverà tra un attimo".
"Lei è davvero un tesoro: mi verrebbe da infilarle la lingua in bocca".
"..."
Mi aggrego ai puntini di sospensione della segretaria, che dopo un paio di secondi aggiunge:
"... Beh, signora F., questo sarebbe esagerato".
Osservo la signora F. sparire dietro una tenda verde, sempre sorridente.

La signora ha letteralmente detto: "Sie sind ein Schatz, ich könnte Sie zu Boden knutschen".

Ale
postato da t.lupo | 16:08 | commenti (6)