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lunedì, agosto 25, 2008 Lo sapevo che la vicina ci avrebbe appestati con il suo bokashi.
Oggi Lupo ha notato un bambino mai visto prima aggirarsi attorno ai due teloni di plastica (sovrapposti e sigillati alla bell'e meglio con pietre e rami) che ospitano i vari strati di terra secca, fogliame e rifiuti organici ("Ma, mi raccomando, niente carne né ossa, fondi di caffè, agrumi o banane non biologiche") che la nostra vicina sta compostando in giardino. Non si è ancora procurata i microrganismi che accelerano la decomposizione, quindi ancora non stiamo producendo bokashi, ma i due teli ormai sono lì da almeno due mesi e il compostaggio is happening. Insomma, oggi questo bambino era lì che sgarfava sotto i teli. Aveva un terrario, che con una paletta riempiva di terra. Ho aperto la finestra e gli ho detto: "Hallo! Hai chiesto a M. se puoi toccare lì?" "Eh... no." "Allora è meglio che tu riabbassi quel telo. Stiamo facendo bok... compost lì sotto, e se non hai il permesso di M. è meglio che tu non tocchi." "Va bene. Prendo ancora un lombrico." "Ah, lombrichi cerchi! Lupo, cerca lombrichi. Allora guarda, puoi guardare sotto queste pietre." "Va bene. Oh, posso chiedere un cosa?" "Sì, prego." Il bimbo rimette in ordine i teloni e ci raggiunge alla finestra porgendoci il suo terrario. "Sapete cosa sono questi?" "Uh... guarda, Lupo! Eh, non saprei... uova." "Ho pensato potessero essere di plastica." "Mah, non credo." Il bimbo estrae da una tasca una pinzetta verde e ne schiaccia uno. "Si rompe?" "Sì." "Direi che non sono di plastica." "Mamma! Guarda cos'ho trovato!" Ecco. Io spero non siano uova di insetti come questo. Ale postato da t.lupo |
20:33 | commenti (9)
martedì, agosto 12, 2008 Malapropismo
Il malapropismo è una delle mie figure retoriche preferite. Ne faccio un uso spropositato. Forse non tutti sanno di cosa si tratta. Cito da una delle mie bibbie*:
Mrs Malaprop (il nome è coniato sull’espressione francese mal à propos «mal a proposito», cioè «a sproposito») è un personaggio della commedia di Richard Sheridan, The Rivals (I rivali), rappresentata per la prima volta nel 1775. Mrs Malaprop confondeva e storpiava parole «difficili»: diceva allegoria al posto di alligatore («ostinata come un’allegoria sulle rive del Nilo») epitaffio invece di epiteto ecc. Sul nome di questo buffo personaggio fu coniato, al principio dell’Ottocento, il termine MALAPROPISMO per indicare gli errori nati da somiglianze di forma nelle parole. I malapropismi sono paronomasie involontarie. Di fronte a termini inconsueti il parlante ricorre a parole note che somiglino nella forma alle ignote, le confonde e talvolta le fonde insieme. […] E Primo Levi (L’altrui mestiere) «cita molti esempi di questo tentativo proprio della gente meno colta di dare a termini poco intelligibili una intelligibilità personale (tintura d’odio, cloruro demonio), con accostamenti e letture che spesso si direbbero ironiche (aria congestionata anziché condizionata, o acqua portabile per potabile), come quell’appellativo di lingua sinistrata appioppato alla salmistrata del tempo di guerra, per esprimere la totale diffidenza per gli scatolami autarchici» (Gian Luigi Beccaria, Italiano Antico e Nuovo, Garzanti, Milano 1992, p. 158). L’ultimo esempio […] ci avverte che il limite fra malapropismo come errore involontario e deformazione creativa non è poi così netto.
Quando sono in vena di autocompiacimenti mi dico che faccio intenzionalmente uso di malapropismi per creare cortocircuiti semantici al fine di sovvertire l’ordine linguistico e spiazzare il mio interlocutore (tanti saluti a Derrida, o chi per lui). In realtà mi escono spontanei e incontrollati, come succede a (Sabina Guzzanti nei panni di) Valeria Marini, e mi vergogno pure un sacco quando mi scappano, soprattutto se sono in compagnia di qualcuno che non conosco bene e/o che reputo persona colta e raffinata.
Qualche mio cavallo di battaglia. Cito così, a braccio:
- branchia anziché branca - trarre d’impiastro anziché trarre d’impaccio - al lato pratico anziché all’atto pratico - di istanza anziché di stanza - temperare anziché temprare - facezio anziché faceto - schermire anziché schernire - alambiccarsi anziché lambiccarsi - tanto va la gatta al largo… anziché tanto va la gatta al lardo…
Cavolo, ne ho prodotti di molto più divertenti, ma in questo momento mi vengono in mente solo questi.
* Bice Mortara Garavelli, Le figure retoriche. Effetti speciali della lingua, Bompiani, Milano 1994, pp. 95-96
P.S. Noi da giovedì a domenica saremo in giro in bici. Se ci cercate, ci trovate da qualche parte tra Rheinsberg, Waren, Neubrandenburg e Templin, ovvero nella Mecklenburgische Seenplatte (un po’ il Lake District del Meclemburgo-Pomerania occidentale).
Ale postato da t.lupo |
20:08 | commenti (14)
venerdì, agosto 08, 2008 Se per un po’ non aggiorno il blog, non preoccupatevi: sono stato divorato dai cani rabbiosi che incontro lungo il Neuköllner Schiffahrtskanal facendo jogging. E ora i cigni e le cornacchie del canale si stanno contendendo, becchettando quel che resta della mia carcassa abbandonata tra un container per rifiuti edili vuoto e tre sacchi della spazzatura gonfi e mezzi dilaniati. Il tallone del piede destro tocca il lobo smozzicato dell’orecchio destro. Oppure il clochard che ride da solo e puzza enormemente di sigaretta spenta nel piscio (e che, se devo dire la verità, un po’ mi ricorda il barbone di Mulholland Drive) mi ha strozzato cercando di farmi il nodo alla cravatta. La sua cravatta, che voleva vedere come stava a me. Anche se a quel punto ero probabilmente già morto per le ripetute stilettate di penna a sfera nelle orecchie, infertemi farfugliando qualcosa a proposito del prurito al gomito, del vomito, non so. Ora credo spetti ai medici “forensic” stabilire quando e come sia subentrata la morte. Oppure i due tizi che caricavano mobili abbandonati sul furgone… va bene, mi fermo qui.
Uno magari non direbbe, ma lo jogging, almeno da queste parti, è un’attività piuttosto pericolosa. Almeno quando al ponte giro a destra anziché a sinistra dove c’è l’idillio di mamme e bambini. Oppure non dovrei fare jogging appena sveglio, quando il cervello esala i pensieri della notte.
P.S. Il clochard in realtà è un pezzo di pane e marmellata. I cani no: quelli sono proprio pericolosi secondo me. Nonostante siano blandamente tenuti al guinzaglio, o comunque a distanza di fischio, dai loro padroni assonnati.
Ale postato da t.lupo |
16:23 | commenti (5)
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