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Stadtschaft
Da Berlino il blog bicefalo che non parla tedesco ovvero due campagnoli veneti nella grande città.

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giovedì, luglio 26, 2007
 

Promis, halt.

Christina Ricci, John Goodman e Susan Sarandon hanno da poco girato un film da queste parti. Dice che hanno preso in affitto un appartamento perché non gli andava di stare tutto il tempo delle riprese in albergo. Susan Sarandon è stata fotografata coi boys de “La Loca” al Banagluu.

Tom Cruise, che è sempre venuto volentieri a Berlino (probabilmente a menare la betoniera per la costruzione di questa chiesa qui), ora sta girando negli studi di Babelsberg e in Brandeburgo un film su Claus Schenk conte von Stauffenberg. Il film è controverso. Gli eredi del conte non sembravano apprezzare l’idea che il signor Scientology si intromettesse negli atti eroici di famiglia. Poi è girata la voce che avessero cambiato idea: uno dei figli sembra che avrà una parte.

Brad Pitt è arrivato di prima mattina in groppa alla sua Ducati al benzinaio vicino alla stazione centrale. Senza togliersi il casco ha fatto il pieno e ha pagato. Il cassiere dice che sarebbe proibito ai clienti presentarsi a volto coperto, ma il loro distributore è molto rilassato da questo punto di vista. Brad è risalito in moto ed è partito alla volta di Praga, dove Angelina sta girando un film. L’idea che Brad Pitt vada a portare il lunch box alla sua bella in Ducati da Berlino a Praga mi fa tenerezza. I due hanno comprato un attico a Mitte.

Quentin Tarantino ha festeggiato il post première del suo nuovo film al Bar 25 di Holzmarktstrasse, un posto trash chic pieno di americani e inglesi in una location bellissima lungo la Sprea, fra complessi industriali diroccati e altri posti trash chic che preannunciano l’arrivo del Media Spree, complesso multifunzionale che minaccia di spazzar via le location bellissime, i complessi industriali diroccati nonché lo Schwarzer Kanal.

Ale

postato da t.lupo | 21:45 | commenti (8)


lunedì, luglio 16, 2007
 

Sofia

Questa sera il compleanno di Spunk è diventato una festa di strada. Sul marciapiede di fronte al suo locale in Wrangelstrasse aveva allestito un palco su cui si sono avvicendati un combo che faceva musica araba e una band lesbica ska (indossavano tutte vestitini optical bianconeri) che ci stavano a fatica sul palco. Ogni due pezzi Fatma saliva tra i musicisti e danzava a modo suo. Fatma è un travestito di origine mediorientale, una polit-tunte con un senso del trash tutto suo: all’ultimo Transgenialer CSD (il gay pride di sinistra) era vestita da Bin Laden con barba e tacchi a spillo e tracce di nero sui vestiti e sulle gambe ignude. È una delle organizzatrici della “Gayhane”, la serata frociolesbica di musica turca e mediorientale all’SO36.

Questa sera era vestita da odalisca. Il pubblico era un misto di amici di Spunk e clienti abituali del suo locale, popolazione di Kreuzberg (quel melange tipico di froceria e attivismo di sinistra), signori turchi dal centro culturale confinante, avventori di quella borghesia giovane e progressista che potrebbe vivere anche a Prenzlauer Berg dai locali adiacenti. I signori turchi guardavano Fatma che sbeffeggiava la danza del ventre e alcuni si divertivano sinceramente, altri sembravano interdetti ma sono rimasti lì fino alla fine a guardare. Due ragazze turche abbastanza strappone (carnagione arancione da lampada, capello cotonato, cintura dorata su pantalone bianco, canottierina menta o fucsia H&M) si sono avvicinate a uno degli spettatori e hanno seguito divertite l’ultima esibizione di Fatma e alla fine l’hanno fotografata col cellulare. Fatma ha suonato un pezzo rock usando una scopa come chitarra ed è andata a cambiarsi.

Dal marciapiede gli spettatori, che aumentavano progressivamente, si espandevano sulla strada e sugli spazi della gelateria, del ristorante svevo, del centro culturale turco. Gli automobilisti non passavano: pochi suonavano il clacson, altri avanzavano lentamente finché la gente non si accorgeva della loro presenza e si scansava appena continuando a guardare verso il palco o a chiacchierare con gli amici.

Come diceva Lupo, una festa come questa ha una notevole importanza sociale per il quartiere, per la città. Che si mescolino realtà come la comunità turca e quella omosessuale, e che nascano simpatie (come quel signore in canotta che da metà serata in poi è definitivamente passato dalla nostra parte e ha ballato con Fatma e l’ha applaudita e baciata) o che semplicemente si stia uno a fianco all’altro non può che far bene a tutti i partecipanti. Ed è da contatti come questo che nacque la Kreuzberg che conosciamo oggi. Le lesbiche ska e i signori turchi che si sono alzati dai tavoli del backgammon e sono venuti ad ascoltare la musica di questi strani tedeschi vivono a Kreuzberg probabilmente dagli stessi venticinque anni. L’isola dove stanno bene così tante persone. L’isola che quando c’era ancora il muro era una gabbia dorata e ora è un’isola da cui per molti non è più possibile allontanarsi. Un’isola che intacca non molto ciò che c’è fuori.

Poco prima delle dieci è arrivata una volante della polizia. Si sono fermati a una ventina di metri dall’accumulo di gente e hanno aspettato a fari accesi. Io e Lupo siamo andati a prenderci un pezzo di pizza. Quando dopo mezz’oretta siamo tornati la musica continuava dalle casse all’interno del locale. Tre poliziotti parlavano con un paio di festeggianti. La folla sulla strada si era un po’ assottigliata. “Come faranno a starci tutti dentro il bar?”, ci siamo chiesti.

Ale

postato da t.lupo | 00:25 | commenti (7)


sabato, luglio 07, 2007
 

Lo stesso tabloid berlinese che riportava la notizia dei due fenicotteri froci solleva ora in prima pagina, con i toni scandalistici che gli si addicono, un polverone attorno a un opuscolo dell’Istituto regionale per la scuola e i media (LISUM) contenente alcuni giochi di ruolo volti a sensibilizzare gli studenti sulle dinamiche di socializzazione di froci e lesbiche, al fine di riconoscere e abbattere i pregiudizi e stimolare la comprensione della minoranza omosessuale.
Il giornale cita due esempi tra i vari esercizi che l’opuscolo propone alle classi dai 14 anni in avanti:
“Sei il barista di un bar gay. Trovi che i due uomini seduti di fronte a te sarebbero proprio una bella coppia. Cosa fai per farli conoscere? Ma, soprattutto, com’è che si comporta il barista di un bar gay?”
Il secondo esempio gli è sembrato così succoso che il giornale lo riporta integralmente ben due volte in prima pagina e altre due volte a pagina 8:
“Sei seduto al bancone di un bar gay e oggi avresti proprio voglia di portarti a letto un bell’ometto. Uno sconosciuto entra nel bar: è proprio carino! Come procedi per non farti scappare l’occasione?”
Meike Senftleben, referente per l’educazione dell’FDP (liberali), dichiara sconcertata: “Parlare di omosessualità all’interno dell’educazione sessuale è d’obbligo, ma toccare temi come questi in un gioco di ruolo è folle! Stiamo parlando di ragazzi di 14 anni!” La politica liberale chiede al senator di Berlino per l’educazione Jürgen Zöllner di prendere in esame l’opuscolo e fornire materiale alternativo. Il senator
  risponde che l’opuscolo si è rivelato un appropriato strumento pedagogico; chiederà altresì agli autori se non fosse possibile raggiungere gli stessi scopi con linguaggio un po’ meno “saloppe”.

Al lettore del BZ la libertà di scandalizzarsi o rimanere indifferente. È nelle corde di questo giornale, una sorta di versione locale di Bild, solleticare la pancia dei berlinesi con notizie che girano attorno al sesso, la violenza, i soldi, gli animaletti carini, le stranezze del mondo. Storie di vendette e criminalità, tette e culi, terrorismo, VIP, omosessualità (“Paris Hilton in carcere: Paura delle lesbiche da galera”), giustizialismo, orsetti bianchi e cagnolini abbandonati, bambine rapite o divorate dai pitbull, tasse, birra, fobie, pruriti, appetiti, disgusto.

Trovo positivo che il senator (un po’ come l’assessore, ma per il Land) difenda l’iniziativa. Mi chiedo solo cosa ci sia di così sbracato nel linguaggio usato in questo opuscolo. Capisco la signora Senftleben che si sente a disagio di fronte a dei giochi di ruolo per le scuole che obbligano gli studenti a confrontarsi così apertamente con le tecniche di abbordaggio dei gay. La vedo immaginarsi l’imbarazzo degli alunni eterosessuali costretti a impersonare dei froci e dei professori costretti a osservare, moderare e spiegare. Io immagino anche l’imbarazzo degli studenti froci e delle studentesse lesbiche costretti ad osservarsi scimmiottare e prendere in giro dai compagni di classe che trasformano la cosa in un teatrino grottesco e ridicolo. Trovo sia assolutamente necessario abbattere il silenzio colpevolizzante e mortificante che aleggia in classe attorno all’omosessualità, soprattutto perché invece fuori dalla classe, in corridoio, in cortile, in autobus, per la strada, è uno dei argomenti preferiti di gran parte degli studenti da ben prima dei 14 anni e i modi in cui viene tematizzato in queste occasioni è tutt’altro che illuminato e gratificante per chi subisce. Se poi un gioco di ruolo che obbliga gli studenti a esporsi in prima persona sia il metodo migliore per trattare l’argomento, se grazie a un’attività come questa si combattano davvero pregiudizi e violenze non so dirlo. Vale comunque la pena di fare un tentativo, secondo me. Testa di cazzo di una Senftleben!

Ale

postato da t.lupo | 21:25 | commenti (4)


lunedì, luglio 02, 2007
 

Drinking: Socially
Smoking: Regularly

Drugs: Sometimes
(da un profilo di Ale)

Dal diario di Ale, 1 luglio 2007, ore 20:26:

Sono seduto fumato al cinema aspettando che inizi “Inland Empire”. Volevo vederlo da fumato. Che ridere. A parte che c’è un tizio molto carino seduto dietro di me che mi ha guardato quando sono entrato in sala, venendo qui dall’Oranienburger Strasse una prostituta mi ha rivolto la parola. Io continuando a camminare le ho detto con nonchalance: “Ich bin schwul”. E lei, tirandosi indietro: “Oh!” Dopo un secondo e mezzo mi sono voltato e le ho sorriso. Lei guardava imbronciata. A me è rimasto un sorriso incollato in faccia fino a quando non sono arrivato al cinema, con i muscoli facciali che mi facevano male.
Poi quando esco voglio ricordarmi di andare a provare quel nuovo ristorante giapponese di zuppe che ho trovato venendo qui.
Devo smetterla di girarmi verso il tizio e soffiargli aria calda dalle narici come un toro.
Ora sto scrivendo con la luce spenta, è meglio che chiuda qui.
Grandiosa la faccia di Laura Dern!
David Lynch che fa il verso a se stesso e gli viene da dio. E il mio vicino mi guarda.
La migliore rappresentazione dei sogni che abbia mai visto. Di solito i sogni nei film fanno cagare la minchia.
La più bella scena cinema/realtà, altro che “La nuit américaine”, quando lei dice al co-protagonista: “Questo sembra un dialogo della nostra sceneggiatura” e poi si rende conto e urla.

Ore 00:46, messaggio a Lupo:

Pazzesco. Per buona parte bellissimo, solo l’ultima ora è un po’ dura: un mal di schiena. Sono dentro un film in questo momento. Certo la maria ha aiutato.

Dal diario di Ale, 2 luglio 2007, ore 8:22:

Riguardo al film di Lynch, è la cosa che gli è venuta meglio da “Wild at Heart”. A me “Mulholland Drive” era sembrato una brutta copia di “Lost Highway”. A parte il fatto che è riuscito a rendere spaventoso il giorno come fosse notte: il barbone dietro il diner, l’ispezione nella casa della morta marcia sul letto. E la coppia di vecchietti sorridenti che è entrata a far parte della mia immaginazione. Sì, anche “Mulholland Drive” aveva delle cose interessanti.
“Inland Empire” ha alcune cadute. Per esempio non mi è piaciuta la citazione del titolo da parte di un personaggio. O la faccia di Laura Dern proiettata sulla faccia di stoffa: non mi sembrava il caso di citare Floria Sigismondi. Però per il resto è splendido. E per la prima volta Lynch mi ha fatto pure ridere. Lì però potrebbe essere anche che ero fumato. Era da tempo che non vedevo un film visivamente così stimolante. Questa la mettiamo nella prossima versione di Milano is burning. Cinematograficamente geniale. È riuscito a dare peso a ogni scena, a renderle quasi del tutto autonome dalla narrazione, quasi fossero dei video d’arte. Un film assolutamente inutile all’umanità. Un film fatto per dare piacere a qualche centinaio di cinefili sparsi per il globo. Cavolo, ci sono alcune cose davvero bellissime. Non so, la scena della morte tra i senzatetto, con la giapponese visionaria che snocciola l’ennesimo rosario di visioni surreali e il nero che improvvisamente le dice: “Ma perchè ci stai raccontando questa merda, Julie?” Non so se si chiamava proprio Julie. E la nera che simula la Luce con l’accendino! Per dirne una. O le mogli di Barbablù in completo da spiaggia nella stradina polacca innevata. Laura Dern che parla al suo amante durante il sesso. Va bè, è inutile che adesso mi metta a fare le mie liste.

Ore 18:45:

In ufficio poi ne ho parlato con Manfredo. Anche a lui è piaciuto molto. Non si spiega però il perché di quegli inserti polacchi. Perché proprio la Polonia? Secondo lui è semplicemente che Lynch è amico di Jan Hencz, che gli avrà presentato i suoi amici, avranno bevuto qualche vodka assieme in una bettola di Łódź e alla fine il maestro ha detto: “Ma sì, vi metto tutti nel mio prossimo film. A me il mio pubblico concede questo e altro.”
Ora che ci penso: Grande pure Grace Zabriskie nella sua apparizione menagrama, feticcia sia di Lynch che di Gus Van Sant. Ci rendiamo conto che questa di suo fa scatole e lampade? Meravigliosamente californiana. E il montaggio della colonna sonora! Va bè.

Ale

postato da t.lupo | 22:20 | commenti (1)