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Stadtschaft
Da Berlino il blog bicefalo che non parla tedesco ovvero due campagnoli veneti nella grande città.

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mercoledì, novembre 15, 2006
 
Fico! L'aeroporto di Tempelhof sembra non verrà più convertito in parco come precedentemente annunciato. La notizia del giorno è che lo vogliono comprare i signori Langhammer e Lauder (Estée Lauder) per trasformarlo in clinica privata.
Signor Fiottolino, la faccio inserire in lista d'attesa?

Ale
postato da t.lupo | 23:31 | commenti (1)


sabato, novembre 04, 2006
 

Venerdì

La giornata è iniziata con mia madre che mi chiama mentre faccio colazione da Bäcker-Mann.
“Sì, allora come va coi denti? Eh? Non ti sento. No! Non ti sento… ah, ok, adesso ti sento. Ah, è oggi la visita? E quindi? Sì. Non ti sento più. No, la voce va e viene. Tu mi senti? No, aspetta, richiama dopo, dopo la visita, eh? Eh? Va be’, a dopo.”
In ufficio è continuata con la rappresentante berlinese che mi urla per mezz’ora al telefono la propria frustrazione per un errore dell’ufficio di Dublino che le costerà un cliente e la faccia, per poi alla fine, mentre sto cercando di trovare una soluzione, scoprire che si era sbagliata di ISBN e tutto 'sto panico era ingiustificato.
Poi è arrivata la nuova fidanzata (ucraina) di Manfredo, che è contemporaneamente la nuova rappresentante per l’Ucraina e qui chiameremo Olga.
Mentre prepariamo il tè, Olga e la stagista (georgiana), che qui chiameremo Thekla, si mettono a chiacchierare in russo. Suona il mio cellulare: è il rappresentante austriaco.
“Ciao, Coso, guarda che sono in ufficio, mi puoi chiamare al fisso.” Niente, stiamo cinque minuti al telefono a fare slalom tra un fraintendimento e l’altro e a un certo punto lui mi fa: “Adesso non ho tempo, devo andare.”
Il tè è pronto. Suona di nuovo il cellulare: è di nuovo l’austriaco. “Dimmi!” Stiamo altri cinque minuti al telefono, mentre Manfredo entra ed esce nervosamente dalla stanza. L’austriaco è molto confuso, torbido, e io non gli sto dietro. Non ci capiamo. Alla fine chiudo dicendogli che ci risentiremo la settimana prossima.
Manfredo ci chiama tutti nel suo ufficio e ci fa sedere al suo tavolo biedermeier ereditato. Olga parla un inglese incomprensibile: Everything is Illuminated le fa una pippa. Dopo un po’ che lei e Manfredo si parlano da due pianeti di due distinte galassie, lei si rivolge in russo a Thekla e per il resto del tempo io e Manfredo stiamo ad ascoltare, io mangiando torta e bevendo caffè divertito da quella bellissima lingua e intenerito da questa donna che mentre parla cerca di coprire con un foglio la bruciatura di ferro da stiro al centro del tavolo e raccoglie le briciole di torta sparse. Ogni tanto Manfredo interrompe e dice qualcosa in inglese. Olga risponde a Thekla in russo. Thekla traduce a noi in inglese, ogni tanto scivolando nel tedesco. Io e Manfredo ci intratteniamo in tedesco mentre Olga e Thekla continuano in russo.
Dopo un’oretta la torta e la riunione sono finite.
Io dovrei essere fuori di lì da più di un’ora ma devo fare ancora una telefonata all’ufficio di Dublino per sapere dove si terrà la riunione lunedì (al telefono mi passano il tizio, canadese, che lunedì ci insegnerà ad usare il nuovo programma) e comunicarlo al rappresentante di Francoforte che vi parteciperà con noi. Non è in casa, grazie a dio. Gli lascio un messaggio in segreteria e poi gli scrivo pure una mail.
Sulla S-Bahn per Alexander Platz mi richiama mia madre.
“Sì, adesso ti sento. Eh, e quindi che ti ha detto? No, aspetta, non ti sento più. No, aspetta, no, guarda, non ha senso, non ti capisco, sì, richiamami stasera da casa.”
Scendo ad Alexander Platz e mi metto alla ricerca della galleria a cui mi ha chiesto di dare un’occhiata Lupo. Non la trovo. Giro in lungo e in largo. Non ho una cartina con me e sulle cartine alle fermate dell’autobus non trovo la strada che mi ero segnato. Cazzo, ci sono già stato una volta con Lupo, dovrei ricordarmi. È che queste stradine attorno all’Istituto spagnolo di cultura sono così intricate. Entro all’ostello lì vicino e chiedo se mi sanno dire dov’è la strada che cerco. Il tizio, gentilissimo, inizia a parlarmi in tedesco, io gli rispondo in tedesco, e nel corso della spiegazione passa inspiegabilmente all’inglese. Io allora ringrazio e saluto in inglese. Il tragitto che mi ha indicato mi confonde ulteriormente. Giro. Finisco all’Istituto ungherese di cultura dove qualche tempo fa abbiamo visto quella bellissima mostra di disegni di Moholy-Nagy della prima guerra mondiale e mi decido a chiamare Lupo, che è in Italia.
Mi spiega come arrivare alla galleria, mi rimetto in cammino. Trovo la strada, la percorro avanti e indietro tre volte: la galleria non c’è. Entro all’Istituto polacco di cultura (non è colpa mia se sono tutti lì attorno) per chiedere se conoscono questa galleria che sto cercando. La tizia è al telefono. Mi guardo la mostra fotografica in corso, raccolgo qualche flyer, tra cui quello di una parrucchiera polacca che viene a farti la permanente a domicilio, e aspetto che la tizia si liberi. Le suona il cellulare, appoggia la cornetta e risponde al cellulare, poi riprende la cornetta, si scusa, torna al cellulare. Me ne esco.
Richiamo Lupo.
“Senti, mi sa che non esiste più quella galleria.”
“Ma come? Ci sono stato la settimana scorsa. Ma allora non abbiamo capito niente l’uno dell’altro noi due.”
Rido in silenzio e cerco di spiegargli dove sono. Scopriamo che la via che mi ero segnato era sbagliata e che non ho seguito le indicazioni che mi aveva dato poco prima bensì sono andato alla cazzo seguendo qualche mio labirinto mentale. Mi rispiega tutto, io comincio a seguire le indicazioni in diretta, vedo in lontananza la galleria.
Vista l’esposizione riprendo la metropolitana per andare a noleggiarmi un film. Mi chiama mio fratello (nella metropolitana di Berlino si riceve). Stiamo un po’ a chiacchierare e poi cade la linea. Mi richiama.
“Eh, niente, a volte in certe curve non c’è segnale e si interrompe la comunicazione. Come prima della stazione di Mehringdamm, ti ricordi?”
Stiamo un altro po’ a chiacchierare, poi mi si scarica la batteria.

Ale

postato da t.lupo | 12:46 | commenti (6)