...


Stadtschaft
Da Berlino il blog bicefalo che non parla tedesco ovvero due campagnoli veneti nella grande città.

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domenica, luglio 23, 2006
 
L'altro giorno ho fatto un salto a Tempelhof, la "madre di tutti gli aeroporti" che il prossimo anno diventerà un parco, per cambiare qualche sterlina in vista del nostro viaggio in Inghilterra. Il terminal era completamente vuoto eccezion fatta per un unica fila di persone a uno sportello. Al cambio un cartello diceva "torno subito". Al bar mi sono preso un ghiacciolo al pompelmo e ho aspettato. Che buffo. L'estate scorsa in quel terminal vidi con mia madre la sfilata di fine anno degli studenti dell'ultimo corso tenuto da Vivienne Westwood all'UdK. Io e mia madre, vestiti da turisti pezzenti e sudati, con i biglietti per la sfilata vinti a un concorso di zitty, in mezzo a gente fashion che beveva Evian in tetra pak argentati con cannucce rosse nel terminal della "madre di tutti gli aeroporti".
Uscito ho rollato una sigaretta a un barbone e ho ripreso l'autobus per casa. La più grande moschea di Berlino, con cimitero musulmano ottocentesco, che ora confina con la "madre di tutti gli aeroporti", dal prossimo anno confinerà con un parco, uno dei tanti.

Ale
postato da t.lupo | 21:37 | commenti (8)


sabato, luglio 15, 2006
 
6-12 agosto 2006: Jerusalem Worldpride.
3-13 agosto 2006: Queeruption 9 Tel-Aviv.

Ale
postato da t.lupo | 18:58 | commenti (2)


venerdì, luglio 14, 2006
 
! فلافل  ‎ ! פלאפל

Oggi falafel soli
dale dal
libanese della Sonnennallee. Martedì, a seconda di come evolve la situazione, buffet kosher al Gabriel di Fasanenstrasse.

Ale
postato da t.lupo | 13:30 | commenti (9)


mercoledì, luglio 12, 2006
 
La mia collega mi ha appena fatto notare che uso quotidianamente un'espressione di stupore, Oh jee!, a lei quasi del tutto sconosciuta.
"E' una cosa italiana?"
"No, l'ho imparata qui a Berlino."
"Ah sì? Non l'ho mai sentita usare da nessun altro..."
"Mah, a me sembra di averla imparata dal capo, non ricordo..."
"In Ab durch die Hecke c'è una signora riccio che la usa."
Che figata!

Ale
postato da t.lupo | 12:06 | commenti (13)


martedì, luglio 04, 2006
 

Che meraviglia. Basta una visita all’ambasciata per confermare i miei pregiudizi nei confronti dell’italiano medio.
Volevo rinnovare il passaporto.
Carabiniere allo sportello di destra. Mi dà del tu, io gli do del lei, lui continua a darmi del tu. Avevo dimenticato quest’abitudine italiana. Qui in Germania o ci si dà del tu o del lei, e la cosa vale per entrambi i partecipanti al dialogo. In Italia se sembri avere meno di trent’anni sei un “tu”. Se anch’io fossi passato alla seconda persona singolare, come avrei fatto con un tedesco, non credo avrebbe gradito. Perché non l’ho fatto?

- Sei iscritto?

- A cosa, scusi?

- All’AIRE.

- No. Che cos’è l’AIRE?

- Eh, devi essere iscritto per rinnovare il passaporto.

- Sì, ma cos’è esattamente l’AIRE?

Sbuffa, guarda su un foglietto con alcune parole evidenziate in giallo.

- L’anagrafe.

- Ah, ok.

Compilo il modulo di richiesta di iscrizione, mi siedo. Aspetto. Mi chiama una tizia dallo sportello centrale.
Questa mi dà del lei. Sul vetro di separazione è appesa ad altezza volto una comunicazione ufficiale del consolato in A4. Io e la tizia ci abbassiamo e spostiamo di lato per poterci guardare in faccia. Mi chiede se lavoro regolarmente in Germania. “Sì, perché iscrivendosi all’AIRE decade la sua assistenza sanitaria italiana”.
Lo sapevo. L’AIRE già la conoscevo in realtà, con il carabiniere avevo fatto lo gnorri, in parte perché speravo mi desse qualche informazione che mi mancava, in parte perché volevo evitare una predica per non essermi ancora iscritto dopo quattro anni che vivo e due che lavoro regolarmente qui. La verità è che non ho mai avuto nessuna voglia di iscrivermi a questa merda di AIRE.

- E quanto costa il rinnovo del passaporto?

- Quattro euro (e qualcosa) per l’Europa e quaranta euro (e qualcosa) per tutto il resto.

Le chiedo se posso uscire un attimo a cercare un bancomat. Esco, cammino un po’ lungo il Tiergarten in direzione Potsdamer Platz, passando davanti all’ambasciata sudafricana e a quella indiana, e rifletto. Poi decido di chiamare Lupo, che mi consiglia la versione europea. Torno a cuor leggero all’ambasciata.
Chiedo al carabiniere di avvisare la sua collega che sono tornato. Mi siedo e aspetto. La tizia mi chiama allo sportello di sinistra per firmare l’avvenuta iscrizione all’AIRE. Le faccio notare un errore. “Come? Ah, sì, è vero.” Se ne va e torna con una copia corretta, che firmo.
Mi risiedo e aspetto.
Un signore mi chiama dallo sportello di sinistra. Mi avvicino e dico “Salve”.
Borbotta qualcosa senza guardarmi in faccia e mi allunga un foglio dalla fessura. Capisco solo “firma”. Guardo, firmo. Mi allunga il passaporto, borbotta ancora e fa un gesto con la mano destra come per allontanare una mosca. Sono allibito. Gli chiedo se posso viaggiare da subito. Borbotta, capisco solo “sì, sì”, e se ne va borbottando.
Mi allontano bestemmiando. Rimetto le mie cose nello zaino. Esco bestemmiando, pensando che razza di stronzi esistono. Mi rendo conto che alla fine non mi ha fatto pagare niente. Riapro lo zaino, guardo il passaporto: esteso fino a giugno 2010. Corro alla fermata dell’autobus.
Ma che problema aveva quello? Ce l’aveva con me perché mi iscrivevo all’AIRE solo adesso? Aveva scoperto qualche macchia sulla mia fedina penale? Gli stavo sul culo? Trattava tutti così? E perché cazzo non gli ho chiesto spiegazioni? O perché invece di andarmene imprecando non mi sono lamentato del suo comportamento? Tipico italiano, medio.

Ale

postato da t.lupo | 20:38 | commenti (16)