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Stadtschaft
Da Berlino il blog bicefalo che non parla tedesco ovvero due campagnoli veneti nella grande città.

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venerdì, agosto 19, 2005
 
postato da t.lupo | 15:26 | commenti (10)


mercoledì, agosto 17, 2005
 

Aggiornamento

Anna non si è stupita molto: dice che nella DDR certa opposizione organizzava i concerti punk nelle chiese. A me però, chierichetto fino alla terza media, cresciuto con una nonna che faceva le scenate se saltavo una messa, ha fatto una certa impressione vedermi Bonnie Prince Billy e Matt Sweeney in una chiesa (protestante) non sconsacrata. Il palco nel coro, davanti al crocifisso, e il pubblico seduto sulle panche della navata centrale e sulle sedie sparse per le navate laterali. All’entrata un bar neanche troppo improvvisato con birra, vino e bevande varie, e un tizio con un cesto di brezel. Non si poteva fumare però.

Will Oldham (aka B.P.B.) indossava un paio di infradito, dei pantaloncini arancione fastidio, una giacchetta blu e un berrettino da baseball su capelli biondi spettinati. E folta barba bionda. Spesso accompagnava le note più alte con movimenti convulsi delle gambe e faceva una sacco di smorfie. Si divertiva. Matt Sweeney, bello e tenebroso nonostante il berrettino Ferrari, suonava con lo sguardo rivolto al pavimento o agli altri membri del gruppo; in particolare a Will Oldham e al batterista, o al gesucristo che gli stava dietro. Mi sono chiesto, notando come sembrava sentirsi a suo agio in quella musica e con quei musicisti, come dev’esser stato per lui suonare per quella primadonna tirannica di Billy Corgan.

La musica era molto diversa da quella che conoscevo dagli album dei Palace. Più pesante: un basso e tre chitarre molto rock; soprattutto l’apporto di Matt Sweeney era molto rock. E una batteria molto invadente e “funky”, come l’ha definita P., il vincitore del biglietto (la misteriosa signora di Prenzlauer Berg alla fine non è potuta venire). E un cantato molto urlato, quasi ululante. Poco a che vedere con la musica scricchiolante e gocciolante dei Palace. Volendo insistere con le figure retoriche, potrei dire che se la musica dei Palace disegnava albe e tramonti, la musica che ho ascoltato sabato sera era giorni bruciati dal sole e notti senza stelle. E qui mi fermo.

K., l’amico di P., mi raccontava che il concerto di qualche giorno prima a Vienna era stato un disastro: Will Oldham era ubriaco fradicio. Si racconta che durante il pomeriggio, mentre gli altri membri del gruppo erano impegnati a provare, lui girasse in bici per Vienna con una bottiglia di whisky in mano alla ricerca di una gelateria.

Ale

postato da t.lupo | 23:05 | commenti (7)


venerdì, agosto 12, 2005
 

Dancing

Sabato scorso nella cantina del Köpi, industrial/EBM  tra “fumi e raggi laser”, seduto su un divano accanto un tizio che fuma e guarda il soffitto. Una ragazza chiede se i cinque centimetri tra me e l’altro sono liberi e viene a schiantarsi fra di noi. Mi chiede perché non ballo, poi lo chiede all’altro. Mi guarda, lo guarda, dice: “Stanco. Stanco.” Dopo una decina di minuti appoggia la mano destra sul mio ginocchio sinistro e la mano sinistra sul ginocchio destro dell’altro, fa: “Splendida conversazione”, si alza e se ne va. Ci sono rimasto male. La mattina dopo mi sono svegliato pensandoci e alla fine mi sono detto: Avrò altre qualità.

Venerdì scorso siamo stati al Knaack, una discoteca rock che ci incuriosiva da tempo. Il locale ha quattro piste da ballo: una alternative pop, una metal pesante, una rock e pop classici, nella quarta karaoke (oldies) e tavoli da biliardo. I frequentatori della prima e della seconda andavano dai 17 ai 26 anni, quelli delle ultime due dai 22 ai 35. Nella zona karaoke siamo stati un paio di minuti, in quella metal giusto il tempo di fumarci una canna seduti su un divanetto (e per me di flirtare tra i fumi con un moddino miope che vedeva davanti a sé un divanetto bicefalo che fumava). Abbiamo trascorso la maggior parte del tempo al bordo degli altri due floor. Il dj della sala rock, uno sbiondato non molto abile con il mixer, metteva su i dischi in ordine rigorosamente cronologico: dal rock ‘n’ roll degli anni ’50 al pop elettronico degli anni ’80. Su uno schermo di fronte alla console venivano proiettati in loop video americani della MTV degli anni ‘80/90: Micheal Jackson, Sisters of Mercy, Hello, Madonna, Flashdance e Dirty Dancing. Un tuffo nella nostra adolescenza, un campari-orange, due colpi d’anca, un paio di pensieri sulla solitudine e siamo passati alla sala alternative. Il dj qui era un nerd con occhiali alla Woody Allen e berrettino da baseball, molto più abile del collega. Il pubblico danzante era davvero giovane, cazzo. Un po’ di voyeurismo e riflessioni sul tempo che fu e su ciò che non è più tempo di fare, un campari-orange, due colpi di tacco-punta, un ubriaco che ha molestato Lupo e siamo usciti. Serata carina, ma abbiamo capito che il Knaack non fa per noi.

Due venerdì fa siamo stati al Berghain, come ha già raccontato Lupo. Suonavano Miss Kittin, Ellen Allien e una dj del (mi dicono, decaduto) Nag Nag Nag. Il posto è meraviglioso: un edificio delle ferrovie in disuso, quattro rampe di scale (un freddo boia) per arrivare in uno stanzone umido e affollatissimo, con grandi finestre che danno sul cortile, tre Wolfgang Tillmans alle pareti attorno al Panorama Bar e un muro parzialmente piastrellato di bianco sotto il quale lavora il dj di turno. Uscendo dallo stanzone e allontanandosi dalla musica, da una parte si arriva ai bagni e dall’altra ci si infila in una stanza buia occupata al centro da un bar dietro le sbarre, dove un manzo crestato e tatuato serve 20 persone al minuto sudando appena, e da tante cellette una in fila all’altra, sormontate da apparecchiature elettriche fuori uso, dove ritirarsi a parlare e amoreggiare.
Il Berghain, che prende il nome dai due quartieri che si toccano in quella zona (Kreuzberg e Friedrichshain), è il secondogenito dei creatori del leggendario Ostgut. L’Ostgut, che prendeva il nome dall’adiacente Ostgüterbahnhof (scalo merci orientale), era il tempio berlinese della musica elettronica: un capannone industriale tra tanti lungo la Mühlenstrasse, con annesso sex club (Laboratory/Snax Club). Leggendario perché lo conosco solo dai racconti di amici e conoscenti (Rudi ci lavorava come tuttofare, il che è tuttodire, soprattutto se penso a cosa doveva pulire dopo le serate scat dello Snax Club) e dalle foto e dagli articoli che apparivano qua e là. Al tempo dovevo ancora scendere a patti con la mia antipatia per la scena techno, accidenti a me, e quando ero quasi quasi deciso ad andarci Rudi mi raccontò che lo chiudevano per demolire l’edificio e far spazio al nuovo stadio del ghiaccio dei Berlin Eisbären, accidenti a loro.

Due sabati fa no dancing.

Questa sera no dancing.

Domani concerto di Will Oldham.

Ale

postato da t.lupo | 21:44 | commenti (15)


martedì, agosto 02, 2005
 

Die Gestalten (letterlamente, "le figure"), uno di migliori editori al mondo in fatto di graphic design, ha pubblicato una monografia su Boris Hoppek, che vi consiglio di sfogliare aggratis sul sito della casa editrice. In realtà consiglio agli interessati di rifarsi gli occhi sfogliando un po' tutti i loro titoli.

P.S. Qualcuno di voi riconoscerà sulla destra uno dei partecipanti alla gita a Stoccolma dello scorso inverno...

Ale

postato da t.lupo | 16:52 | commenti (18)