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Stadtschaft
Da Berlino il blog bicefalo che non parla tedesco ovvero due campagnoli veneti nella grande città.

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lunedì, dicembre 20, 2004
 

Al lago

L’altro giorno io e P.etra (la nuova stagista) siamo scesi in strada per fumarci una sigaretta. P.etra alza il colletto del cappotto e ci affonda tremando la testa. “Cos’è? Fa vedere…” Le mostro la spilletta che mi ha comperato Lupo qualche sabato fa alla manifestazione ani-neo-nazista di Adlershof: un omino playmobil con baffetto nero dietro un cerchio rosso sbarrato: “Sì, molto meglio dell’anno scorso: non c’erano solo stronzetti antifa… i vecchi socialisti della DDR, pensionati, con la spilletta, il fischietto e il palloncino dei verdi “NEIN ZU NEONAZIS” assieme ai punk adolescenti… che poi in S-Bahn un tifoso dell’Herta ha fatto scoppiare il palloncino di Lupo con una matita e una sua amica è poi venuta a chiedermi se poteva rompere anche il mio… “Perché?”, le ho chiesto, e lei: “Perché è stupido”, e un ragazzino con i dreadlocks si è alzato e ci è venuto vicino…”

“Posso vedere anch’io?” sentiamo da lontano. Ci voltiamo e vediamo una vecchia signora con una giacca a vento verde aperta e i capelli bianchi spettinati avvicinarsi a noi.

“Certo”, le dico, un po’ spaventato.

Le mostro la spilletta.

“Bella. Siete fidanzati?”

“No. Siamo colleghi. Lavoriamo qui, in un ufficio.”

“E quanti anni avete?”

“Io quasi ventinove.”

“Venticinque.”

“Sapete quanti anni ho io?”

Penso, sottraggo: “Sessantaquattro?”

“Settantacinque° l’anno prossimo. Mio marito è dal dottore, arriva tra un attimo. E sapete com’è andata? Sono stata io a sedurlo. Io avevo vent’anni, lui sedici. Al tempo non ci si poteva sposare prima di aver compiuto ventun’anni, ci voleva il permesso dei genitori. I nostri papà erano morti, e la sua mamma disse: “Non ti darò mai il permesso di sposare quella cretina.”°° E poi invece ci siamo sposati. Prima stavamo con la mia mamma, che era cieca, a Treptow. Poi lui ha trovato lavoro a Kreuzberg e ci siamo trasferiti lì, in un appartamento piccolissimo, con la mamma, e dopo qualche mese hanno costruito il muro. Tutte le cose sono rimaste nella casa di Treptow: le fotografie,… tutto. E la mamma è sempre stata con noi.” Si chiude le giacca. Fa freddo. “Non vedeva niente, non sapeva né leggere né scrivere. La firma sì: le abbiamo insegnato a firmare, perché per certe cose serve. Era tanto buona. Ma non lo so, non ho mai capito bene: un dottore quand’era bambina le ha spruzzato qualcosa negli occhi, non lo so, è sempre stata cieca. E quando siamo andati in vacanza in Italia, al lago, ce la siamo portata dietro. Non abbiamo mai avuto molti soldi, avevamo due tende e una mattina ci siamo svegliati e la mamma non c’era più. L’abbiamo cercata e l’abbiamo trovata in acqua: si stava facendo una passeggiata in acqua. Le ho voluto tanto bene. La nostra macchina è quella lì. Mio marito lavora in una rimessa di barche a … Conoscete? No? Ripara barche, e le costruisce. Sì, ha parcheggiato laggiù. Bene. Allora vi saluto. Anche a voi. Ciao.”

° Visto quello che dirà in seguito, probabilmente sessantacinque.

°° “blöde Kuh”: oca; letteralmente: mucca scema.

Ale

postato da t.lupo | 16:08 | commenti (14)


domenica, dicembre 19, 2004
 
Cielo giallo zolfo oggi a Berlino: vi abbiamo voluto tanto bene

Ale



postato da t.lupo | 15:35 | commenti (4)


mercoledì, dicembre 15, 2004
 

Vi scrivo dal panificio turco di Donaustrasse dove faccio colazione quasi ogni mattina prima di andare al lavoro: fagottini ricoperti di sesamo con ripieno di formaggio, formaggio di pecora e olive nere o carne (Saray Simidi), panini al sesamo con formaggio di pecora, peperoncino verde e prezzemolo (Kumru), anelli di pane croccanti fuori e morbidi dentro spolverati di… sesamo (Izmir Simidi). Di solito una di queste tre delizie accompagnata da caffè in bicchiere di plastica e sigaretta. Oggi biscottone di pasta di mandorle con marmellata di albicocche perché mi andava qualcosa di dolce. Attorno a me si parla turco o berlinese stretto: muratori ed elettricisti, impiegate del comune di Neukölln (l’edificio di fronte) e disoccupati che vivono di sussidio (l’edifico di fronte: piano terra).

Vi scrivo per dirvi che lunedì prossimo, giorno dedicato ai santissimi Eido, Hoger e al mai abbastanza lodato Domenico, parto per l’Italia. Tornerò a Berlino a santo Stefano, ripartirò per la Svezia il giorno dei “bambini innocenti, Hermann e Otto” e farò ritorno a Berlino giusto in tempo per rendere omaggio a Gregorio e Basilio. Genoveffa, Irminia e Adula mi riaccompagneranno in ufficio un lunedì mattina freddissimo con i marciapiedi lastricati di ghiaccio.

Mi auguro che nelle prossime settimane siate felici e in pace con voi stessi, che trascorriate giorni e notti piacevolissime con le persone a cui volete bene o con voi stessi, che l’anno nuovo vi accolga a braccia aperte con il sole alle spalle e che Lupo riacquisti presto l’uso delle dita.

Ale

postato da t.lupo | 22:41 | commenti (9)


giovedì, dicembre 09, 2004
 
Ho capito quanto faccia cagare il mio tedesco questa mattina andando a prendere la metropolitana: ascoltavo Radio Fritz in cuffia e ho scambiato la telefonata di Martin che chiamava da Potsdam per vincere i biglietti per i Beastie Boys per una registrazione al contrario tipo Black Sabbath.
Ale
postato da t.lupo | 19:05 | commenti (24)