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giovedì, maggio 15, 2008
 

Incendio visto dal Görlitzer Park


Camminando in direzione delle fiamme, chiedendoci cosa esattamente stesse andando a fuoco, abbiamo temuto per le lesbiche dellSK, gioito all’ipotesi potesse trattarsi della spocchiosa Arena, esultato al pensiero che i tipi del K. avessero seguito il suggerimento della ratta e messo un punto alla faccenda dello sgombero. Ci siamo anche chiesti se non potesse invece essere il mio sindacato.

All’altezza dello S. & K., poco prima del blocco di polizia e pompieri, Lupo è salito all’ultimo piano di un silo abbandonato per cercare di vedere meglio. Io sono rimasto giù ad aspettarlo, col collo della felpa alzato a coprire naso e bocca. C’era lì con me un altro turista del disastro, che cercava un posto dove incatenare la bici prima di salire anche lui. Quando Lupo è sceso dicendo che non si vedeva niente, il tizio è risaltato in bici e se ne è andato. Non prima però di averci mostrato le foto che aveva scattato poco prima dall’altra parte della Sprea, da dove il fuoco si vedeva meglio. “E qui un writer sta facendo un pezzo sull’incendio. In presa diretta, diciamo.”

Ale

postato da t.lupo | 19:37 | commenti


lunedì, maggio 12, 2008
 

Oggi grazie a uno s(pace) c(ookie)* ho realizzato qual’è la frase che dovrò usare d’ora in avanti per approcciare gli uomini nei locali.
“Non siamo ancora stati presentati, ma…” e lì devo aggiungere una cosa da dire al momento.

* Una delle ripercussioni della s(pace) c(ake) sul mio spirito è l’amplificazione della percezione della merda per strada. Certamente uno degli effetti collaterali tra i più richiesti sulla piazza il mio.

Ale

postato da t.lupo | 21:07 | commenti (5)


mercoledì, maggio 07, 2008
 

Oggi la vicina mi ha insegnato una nuova parola: Eidechse

Mi stavo guardando un paio di episodi di Ellen seduto al computer. Sento raspare in giardino, penso siano i soliti piccioni (o le gazze, i merli, i passeri, le cinciallegre) che cercano vermi. O il nuovo gatto che gira da queste parti. E invece dalla finestra vedo la vicina dai capelli bianchi. La vicina che da un paio di settimane si è presa l’impegno di curare il verde condominiale. Fino ad oggi si era limitata a lavorare alle aiuole del cortile interno. Questa mattina, uscendo, l’ho trovata in cortile che lavorava e le ho chiesto se sapeva dirmi dove si buttano foglie e erbacce, se nel biologico o nel generico. “Sa, stiamo lavorando anche noi nel nostro giardino qui dietro.”
Mi ha risposto che la settima prossima comprerà due composter, che potremo usare anche noi.
“Col vostro giardino non ho ancora iniziato”, ha aggiunto con un tono quasi di scusa. Avei dovuto ribattere: “Ah, non si disturbi. Ce ne occupiamo noi.” E invece ho emesso, guardando in alto a destra, uno di quei suoni tappabuchi che mi escono quando non so cosa dire, o non ho il coraggio di dire quello che penso.
Fatto sta che qualche ora dopo, mentre stavo appunto guardando Ellen, me la ritrovo fuori dalla finestra a togliere erbacce. A quel punto sono stato assalito da un forte senso di colpa (lei lavora nel nostro giardino e io sto qui bel bello a guardarmi Ellen) e dal pensiero sconcio di cercare di far amicizia per arrivare al figlio, che vorrei sposare, pensiero che ha scatenato un ulteriore senso di colpa in quanto il figlio è di sicuro minorenne.
L’ho salutata dalla scrivania, lei si è guardata in giro per capire da dove venisse quel “Hallo”. Mi ha visto, ho aperto la finestra e ci siamo messi a fare due chiacchiere. Lei ha subito chiesto se preferivo parlare inglese. Ma porca di una madonna, è possibile che dopo sei anni che vivo qui mi facciano ancora questa domanda? Fa ancora così cagare il mio tedesco? Le ho proposto di aiutarla. Mi sono cambiato, ho preso i guanti e sono uscito spiccando un salto dalla finestra della cucina.
Indagando le piante che crescono selvagge nel nostro appezzamento, mi ha elargito una breve lezione di botanica. Lei poi è tornata a occuparsi delle aiuole del cortile interno e io sono rimasto in giardino a strappare piante, rimuovere spazzatura, raccogliere foglie col rastrello che mi aveva prestato lei e cercare di rimuovere l’edera che dal tronco dell’albero più vecchio si estende in orizzontale sul nostro praticello, la carogna. Dopo sei anni che viviamo qui ho finalmente sgomberato l’angolo tra la finestra di camera mia e il giardino del palazzo confinante da quell’ammasso di terra, foglie e detriti edili. Alzando un calcinaccio ho fatto scappare una scolopendra grande come il mio pisello. Spostando un mattone ho esposto alla luce del giorno un verme enorme color cistifellea cancrenosa.
Quando la vicina è tornata a vedere come procedeva il lavoro mi ha chiesto se può usare queste pietre che ho eliminato dall’angolo per decorare un’aiuola del cortile. “Certo”, le ho risposto. Mi ha anche chiesto se può trapiantare in cortile un paio di quelle piante belle di cui non conosciamo il nome che crescono davanti alle finestre di camera di Lupo e della cucina. “Chiaro”, ho replicato.
E poi mi ha chiesto se può piazzare nel nostro giardino i composter. “Non c’è problema”, le ho detto. Si augura che nessuno se li porti via. Ho cercato di rassicurarla spiegandole che nel nostro giardino non c’è mai nessuno. Ogni tanto i D. fanno un barbecue nella loro metà, ma loro sono gli hausmeister, i portinai, quindi c’è da star tranquilli. A proposito, fu proprio il signor D. che sei anni fa ci chiamò alla finestra per dirci che la cura di questo pezzo di giardino fuori dalle nostre finestre era nostra responsabilità. “Guardate com’è ridotto. Quelle puttane polacche che vivevano qui prima di voi non hanno mai fatto un cazzo!” A noi risultava che prima di noi ci vivesse un ricercatore tedesco di etica del lavoro, o filosofia dell’etica o una roba simile, che aveva una libreria che prendeva tutto il corridoio, un pianoforte in camera e un letto tenuto su da quattro mattoni. Si chiamava Yuri e quando venimmo a vedere l’appartamento ci invitò a bere il tè in cucina seduti al grazioso tavolino di vimini che poi gentilmente ci avrebbe lasciato assieme a una lavatrice, un frigorifero, un aspirapolvere e una credenza che aveva costruito lui. Si trasferiva in Baden-Württemberg e non aveva voglia di portarsi dietro tutta quella roba, ci disse. Un paio di settimane dopo che eravamo diventati i nuovi inquilini un pomeriggio suonarono alla porta. Era una giovane donna con un mazzo di fiori in mano. Si scusò del disturbo e ci disse di essere l’ex moglie di Yuri. Era venuta a prendersi il tavolino di vimini che lui ci aveva lasciato. Ci spiegò che il tavolino era suo e lui non aveva nessun diritto di lasciarcelo. Si scusò di nuovo e ci pregò di capire la sua posizione. Era imbarazzata ma determinata. Quel tavolino le era molto caro. Ci offrì in cambio il mazzo di fiori. Noi accettammo.
Tornado al giardino, dopo un’oretta di lavoro ho restituito il rastrello alla vicina dai capelli bianchi e le ho detto che per oggi per me bastava. “È bello stare all’aperto, no?”
“Sì.”
È andata a riporre il rastrello nello sgabuzzino del sottoscala e io l’ho seguita. Nello sgabuzzino ci sono vari attrezzi, che possiamo usare se vogliamo. Una chiave ce l’ha la famiglia D., l’altra ce l’ha lei. Da lì è tornata in cortile e io l’ho seguita. Ha scambiato due parole con due ragazze che erano scese a portare la spazzatura. Una di loro era visibilmente incinta e la vicina le ha detto: “Chissà chi di noi due porterà per prima a termine la cosa”. La ragazza non ha afferrato. “Chissà se finirò prima io di mettere in ordine le aiuole o tu di portare in grembo il tuo bambino.” La ragazza ha sorriso, ma credo abbia trovato fuori luogo il commento. La vicina allora si è rivolta a me e mi ha portato a vedere due radici che aveva estratto dal terreno. “Guarda che bella questa.”
“Wow, sembra una mandragora.”
“Una cosa?”
“Eh, non so come si dica in tedesco.”
“A me sembra un’eidechse.”
“Una cosa?”
“Uno di quei piccoli rettili che vivono in giardino. Non so come si dica in inglese.”
“Con le zampe? Ah, ho capito. È vero. Bella!”
“Tieni, te la regalo.”
Ora la radice lucertola sta nel nostro acquaio in cucina. L’ho raschiata con la spazzola e l’ho lasciata lì ad asciugare.
Ammetto che mi preoccupa un po’ l’idea che il nostro giardino venga ripulito e reso accogliente. Temo che diventerà palcoscenico di festicciole, cenette all’aperto e barbecue per tutti i condomini. Già questa sera andando in cucina a farmi un tè mi sono ritrovato fuori dalla finestra una famigliola che non avevo mai visto. Seduti a un tavolo di plastica bianco. Sembrava quello dei D. L’avranno chiesto in prestito. Non vorrei che adesso ogni paio d’ore ci fosse qualcuno fuori dalle nostre finestre che mangia e si intrattiene amabilmente. Non potrò più girare in mutande per casa. Per la cronaca, noi abitiamo al pianterreno e le nostre enormi finestre partono a 40 cm dal soffitto e finiscono a 80 cm dal pavimento, che è al livello del suolo esterno.

Ale

postato da t.lupo | 02:04 | commenti (15)


lunedì, maggio 05, 2008
 

Berlin - L.A.

Ai vernissage di Peres Projects una persona su tre indossa come minimo un capo American Apparel.

Ale

postato da t.lupo | 01:05 | commenti (10)


sabato, maggio 03, 2008
 

Domenica scorsa si è svolto il referendum voluto dal comitato contro la sospensione del traffico aereo sull’aeroporto di Tempelhof, sostenuto dai cristiano-democratici (CDU), i liberali (FDP)  e dai fogliacci conservatori della Axel Springer.
Nelle ultime settimane ho seguito tra il distratto e l’interessato gli accesi dibattiti sulla stampa locale e nazionale e nella blogosfera. La questione è intricata.
Berlino ha al momento tre aeroporti funzionanti: Tegel, Schönefeld e Tempelhof. Quest’ultimo è l’aeroporto storico della città, dove volò per la prima volta la Lufthansa (1926), uno dei complessi architettonici più grandi del mondo e soprattutto l’aeroporto sul quale gli anglo-americani effettuarono tra il 1948 e il ’49 il famoso ponte aereo (Luftbrücke) che salvò Berlino Ovest dall’assedio sovietico.
La chiusura dell’aeroporto storico nel cuore della città, su cui oggi viaggiano quattro apparecchi in croce, è condicio sine qua non per la creazione del nuovo Berlin Brandenburg International (BBI) sull’area dell’attuale aeroporto di Schönefeld. È buffo pensare che la chiusura di Tempelhof fu sancita tanti anni fa proprio da un’amministrazione guidata dalla CDU. Oggi il sindaco Wowereit e il suo senat rosso-rosso (SPD e Die Linke) sono strenui propugnatori della cessazione dei voli sull’aeroporto centrale, la CDU invece si è riciclata protettrice di un simbolo, di una manciata di posti di lavoro e di un presunto affare miliardario (vedi per esempio l’offerta Lauder, che Wowereit ha rifiutato). Il sindaco dice: comunque vada il referendum, Tempelhof chiuderà. A lui e al suo collega Platzeck,
ministerpräsident del Brandeburgo, stanno a cuore la realizzazione di BBI e le migliaia di posti di lavoro che creerà. Tutti gridano allo scandalo per la sfacciata indifferenza del sindaco verso la volontà popolare. Ironicamente fu proprio l’SPD di Wowereit nel 2006 a spingere per cambiare la costituzione del land di Berlino in modo da facilitare le richieste di referendum.
I sostenitori del Sì (contro la chiusura) dicono: è chiaro fin d’ora che il BBI non riuscirà da solo, visto che oltre Tempelhof è previsto chiuda anche Tegel, a sostenere il traffico aereo della città se il boom turistico continuerà di questo passo. Se non offriamo noi berlinesi un aeroporto di sostegno, ci penserà il Brandeburgo, che sta già ampliando le aerostazioni commerciali di Finow e Schönhagen, e in questo modo ci faremo soffiare centinaia di posti di lavoro, dicono.
Che su Tempelhof si continui a volare o meno, i progetti sul futuro dell’enorme aeroporto si accavallano e per ora niente è definitivo. Tutti i partiti avanzano le proprie proposte. C’è chi vorrebbe trasformare l’area in un nuovo quartiere ecosostenibile con parco, chi accoglierebbe a braccia aperte la proposta di Lauder di un clinica estetica per VIP con aeroporto per jet privati, chi caldeggia la creazione di un museo dell’aviazione, chi propone una riconversione in centro culturale e commerciale, si parla anche di volervi trasferire parzialmente le produzioni cinematografiche di Babelsberg, ma c’è pure chi teme che i politici non si sapranno decidere e dopo la quasi certa chiusura il complesso verrà lasciato a se stesso, abbandonato per anni all’incuria, diventando la patata bollente delle prossime amministrazioni. L’edificio è comunque protetto dalla sovrintendenza ai monumenti storici e, a prescindere dalla riconversione per cui si vorrà optare, una cosa è certa: non verrà demolito.
I sondaggi prevedevano una netta vittoria dello JA. Verdi e sinistra avevano in effetti organizzato una contro-campagna per il NEIN molto sottotono rispetto alle strombazzate dei popolari quotidiani Axel Springer e ai megacartelloni dello JA. Peccato che, come ho scoperto grazie a Julius, il comitato per lo JA si fosse dimenticato di accompagnare al quesito referendario una proposta di legge, quindi una vittoria del Sì effettivamente non avrebbe obbligato il senat a cambiare rotta. Sarebbe solo riuscito a metterlo in cattiva luce.
Così, a grandi linee, si svolgeva il dibattito intorno a questo referendum. Domenica sera il risultato: il Sì ha ottenuto il 60%. Cazzo! Naturalmente grazie soprattutto ai quartieri fedeli a CDU e FDP. Dopo lo spoglio definitivo: il quorum non è stato raggiunto! CDU e FDP devono mettersela via. Lunedì la Bild, punta di diamante della casa editrice Axel Springer, diceva: il referendum è fallito, ma il signor Wowereit vorrà ignorare 530.231 Sì? Sì, il quorum è pur sempre il quorum. Ora Wowereit e il suo senat vanno avanti per la loro strada: Tempelhof chiuderà a fine ottobre. Nel frattempo la senatorin allo sviluppo urbano Junge-Reyer ha dichiarato che verranno indetti due bandi di concorso: uno per la realizzazione di un nuovo quartiere verde e uno per la creazione di un nuovo centro multifunzionale per l’industria creativa.

“E adesso un lieto ritornello che non c’entra un cazzo ma che piace ai giovani”

Domenica scorsa era una bellissima giornata di sole. Lupo è andato a farsi un giro in bici a Schönefeld per dare un’occhiata al cantiere del BBI. Io sono rimasto a casa a leggere, scrivere, osservare le gazze in giardino, portare avanti il mio studio della e la ricerca sull’editoria berlinese, ascoltare Deutschlandfunk, cercare un lavoro, fare una lavatrice di biancheria, vedere se ho il diritto, da italiano residente qui, a partecipare a questo referendum.
Riporto questo scambio di SMS tra i vostri due blogger avvenuto domenica pomeriggio:

Lupo: Come è dura l’avventura, per fortuna ho ricevuto l’aiuto di due sessantenni outlaw come me. Grande sto cantiere

Ale: Documenta

Lupo: È brutto, non ho fatto foto, solo sterrato, buche e gru appena tirate su. Ora mangio qualcosa da quello che ci regalò il sottobicchiere originale DDR

Ale: Buono! Io ho scoperto che non posso votare

Lupo: Scoperto di persona o letto?

Ale: Di persona. Affluenza alta, direi

Lupo: Immaginato: per questo non ho nemmeno provato. Affluenza alta, i no arrivano quasi a vincere, che è il massimo che possano fare. A dopo

Uscito dal seggio in cui votai per l’elezione del sindaco di Neukölln ma non per quella del sindaco di Berlino, e alla fine neanche per ‘sto referendum, mi sono fatto due passi sulla Sonnenallee che domenica, tra Wildenbruchstrasse e Pannierstrasse, ospitava una sagra. Una delle innumerevoli e popolarissime feste di strada che si svolgono in città tra primavera e estate. Camminavo e osservavo le mamme turche aggredite da ogni lato dai fumi suini dei venditori di bratwurst, i giovani arabi e mediorientali che fumavano il narghilè sul marciapiede, le coppiette white trash che ascoltavano le rock band locali, i pensionati tedeschi e i ghetto kids che guardavano la danza del ventre sull’altro palco, le tazze stampate con i divi di Bollywood, i bambini con i palloncini e i pony messi all’ingrasso da bambine che gli passavano erba, foglie e oggetti non meglio identificati e sicuramente non digeribili da stomaci ruminanti, gli studenti coranici disorientati e curiosi, il cane di due alcolizzati barcollanti che pisciava indisturbato sul banchetto temporaneamente abbandonato della tatuatrice di mani con l’henné. La tentazione di comprarmi la maglietta local-patriottica “NEUKÖLLN 44” è stata fortissima.

Ale

postato da t.lupo | 12:00 | commenti (6)


domenica, aprile 27, 2008
 
Oggi, per omaggiare un referendum a cui non posso partecipare, ho deciso di andare a vedere i lavori del nuovo BBI. Il cantiere ha sconvolto la rete stradale circostante. A metà del mio percorso, intrappolato all'interno delle robuste e infinite reti di protezione dei lavori sono stato aiutato da due outlaw ultrasessantenni che hanno saputo darmi il consiglio giusto essendo appena usciti dalla medesima situazione. Più tardi, al momento di olrepassare l'ultimo spigolo del mio circuito, la strada asfaltata su cui mi trovavo, temporanea e senza la minima segnaletica, si è prima trasformata in uno sterrato, poi in una pista a malapena ciclabile e infine in un autostrada a tre corsie ancora chiusa al traffico automobilistico dove numerose famiglie, bambini piccoli inclusi, passeggiavano, schettinavano e correvano in bici al grido entusiasta di: yeah, autobahnfahrradfahren!





l'upo

postato da t.lupo | 18:00 | commenti


martedì, aprile 22, 2008
 
HH





Radicale rifacimento di un cortile interno vicino a Zionskirchplatz in seguito all'acquisto dell'edificio da parte di un'agenzia austriaca.

l'upo

postato da t.lupo | 19:29 | commenti (3)


giovedì, aprile 17, 2008
 

Donald Judd con moscerini morti all’Hamburger Bahnhof / Donald Judd mit toten Mücken im Hamburger Bahnhof


Dedicated to Wolfgang Tillmans

Nella cassetta delle offerte vicino al guardaroba ho inserito la moneta da 2 pence che anni fa mi era rotolata incontro nella Turbine Hall della Tate Modern. Così mi è sembrato di chiudere un cerchio.

Ale

postato da t.lupo | 14:17 | commenti (2)


venerdì, aprile 11, 2008
 
Ale si improvvisa fotografo e, col cellulare, scatta questa istantanea dell'inverno che non se ne vuole andare, e che vuole affogare la primavera nella pioggia.



Sull'Anzengruberstraße, tornando a casa con le borse della spesa cariche di tuberi assortiti, un barattolo di tahin, olive, feta, tre avocado di quelli piccoli e tondetti con la pelle nera e rugosa, un paio di wiener, uno yogurt all'ananas e curry (aaah!).

Ale
postato da t.lupo | 17:04 | commenti (15)


martedì, aprile 08, 2008
 


Ma lo sapevate che noi della “Circoscrizione Estero” possiamo esprimere una preferenza?

Si vota tracciando un segno sul contrassegno (o simbolo) della lista prescelta o sul rettangolo che lo contiene.
Si può esprimere il voto di preferenza scrivendo il cognome del candidato nella riga accanto al contrassegno votato.

Mi chiedo: perché la stampa italiana non parla di questa eccezione alla regola? Che poi, se non sbaglio, in realtà sono due le eccezioni: anche le regioni a statuto speciale godranno di questo privilegio.

Mamma, quanto è stato difficile questa volta decidere! Alla fine ho votato Arcobaleno alla Camera e PD al Senato, facendo uso in entrambi i casi della possibilità di esprimere una preferenza. Il tizio e la tizia che ho votato in fin dei conti non mi sembravano male. Soprattutto lui con tutte quelle interpellanze parlamentari.
In origine avrei voluto votare Boselli. Ragionando da stratega, basandomi sulle contrastanti e sbocconcellate informazioni (previsioni) in mio possesso, sarebbe probabilmente stato un voto buttato nel cesso. Ma voglio davvero votare da calcolatore, mi chiedevo. Il mio sarebbe stato un voto di stima e di tenerezza. Poi facendo una ricerca sulle biografie dei socialisti candidati per la circoscrizione estero mi sono fatto l’idea che fossero tutti dei parrucconi socialisti di vecchio stampo e mi sono cadute le palle.
Mi sono allora consultato, in salotto, in birreria e per le strade di Berlino e di Eisenhüttenstadt*, con vari amici e amiche non votanti:

- Ma se questi vogliono fare la große koalition, votare PD sarebbe come rinfoltire le fila di Berlusconi…

- In realtà dovresti considerare l’ipotesi di non votare, anche perché visti i programmi dei candidati per l’estero non è che ci sia di che rallegrarsi. Sì, in effetti: tutti fissati con questi cazzo di corsi di italiano per gli immigrati di terza generazione. Ma che senso ha?

- Votare per il PD di Veltroni per qualche strano motivo fa un po’ meno vomitare che votare per la Margherita di Rutelli…

- Ma quanto è realistico pensare che Berlusconi possa perdere? E se vince di poco, preferisci una coalizione Berlusconi-Casini-Lega o una coalizione Berlusconi-Veltroni?

- Se devi votare un piccolo, vota almeno uno che ha qualche possibilità di superare lo sbarramento, no? Non ti piacciono gli altri piccoli? E allora non votare, no?

- Tu devi pensare che Berlusconi in realtà non dovrebbe esistere. Il PD è quindi un partito di destra.

- Al senato c’è una grossa probabilità che possa vincere il PD.

- Ma lo sapevi che la figlia di Veltroni è finita a fare l’assistente di Wim Wenders? Metti una sera a cena…

* Città costruita dalla DDR a sud di Francoforte sull’Odra tra il 1952 e il ’53. Fu battezzata Stalinstadt, poi divenne appunto Eisenhüttenstadt, città della ferriera. Oggi ospita il museo della cultura quotidiana della DDR. Entrata 3 €, ridotto 1 €

Ale

postato da t.lupo | 13:12 | commenti (10)